Scuola Media Perucci: la Storia

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La scuola è nata nel 1978 come scuola diocesana ed è gestita dalla C&V dal 1996. In tutti questi anni di attività ha formato generazioni di ragazzi della Valpantena, della Lessinia e delle zone ad est di Verona.

Alcuni docenti sono presenti fin dalla fondazione della scuola, accanto a nuovi insegnanti che un tempo furono alunni della Perucci: ciò a testimoniare una storia che continua nel tempo. La scuola è molto radicata nel territorio, le famiglie partecipano attivamente alla sua conduzione.

La scuola ha sedi nei locali dell'Istituto Sorelle della Sacra Famiglia a Marzana, in un contesto ambientale molto bello. Ci sono servizi di trasporto, mensa, doposcuola e attività extrascolastiche.


Carlo Perucci, un maestro di pedagogia.

Nato a Città di Castello, nel perugino, il 7 maggio 1914, Carlo Perucci visse la sua giovinezza a Verona, concludendo i suoi studi a Padova con la laurea in lettere nel 1936 ed una tesi su Luigi Pirandello, di grande attualità, essendo lo scrittore siciliano morto proprio in quell'anno. Mentre affrontava le sue prime esperienze di docente, anche nel liceo Maffei, si era iscritto sempre a Padova, a filosofia,divenendo allievo del prof. Luigi Stefanini(1891-1956) e conoscendo a Verona e apprezzando il filosofo mons. Giuseppe Zamboni (1875-1950). Era intanto divenuto presidente diocesano della. Giuventù Cattolica veronese, dirigendo con forza e vivacità il settimanale "Idea giovanile", fino a quando, per moventi puramente politici, veniva trasferito ad Arpino in provincia di Frosinone, dove avrebbe dovuto prendere servizio il 10 gennaio 1939, se non avesse ottenuto l'ammissione al Corso allievi ufficiali.

Partecipò poi alla guerra come ufficiale di fanteria e, successivamente, alla lotta di liberazione, per la quale ebbe dagli alleati la medaglia d'argento al valore militare, avendo compiuto delicate e pericolose missioni, come la "Missione Rye" ("Segale"), della quale egli era il capo, ricordata a più riprese nel II Volume del Dizionario della Resistenza (Einaudi, 2001). Lo stesso Perucci, col nome di battaglia Eugenio, ne ha raccontato le vicende - in 15 puntate uscite fra il 1946 e il 1947 nel giornale dei "Liberi lavoratori" ("Movimento integrialista del popolo italiano") intitolato "Civiltà" - dalla partenza dalla Croazia all'arrivo nella capitale del Regno del Sud, Brindisi, e poi nel ritorno al Nord con un sommergibile, fino allo sbarco nel dicembre 1943 alle foci del Po e I'inizio della missione vera e propria nelle campagne della bassa veronese.

Dopo la deludente esperienza dei "liberi lavoratori", che a Verona si contrappose, in nome dell'integralismo, alla stessa Democrazia Cristiana, che aveva in Guido Gonella il suo più autorevole rappresentante, egli si trasferì a Roma, dove si coinvolse con l'UCIIM di Gesualdo Nosengo (1906-1968) e con l'allora unico Sindacato Nazionale Scuola Media cui divenne segretario nazionale.
Per l'UCIIM svolse importanti funzioni nel Centro didattico nazionale Scuola Media, collaborando all'elaborazione e alla sperimentazione dei nuovi orientamenti che avrebbero portato alla scuola media unificata del 1962, come appare dal volume postumo struttura scolastica e società educante (La Scuola 1977). Frattanto era divenuto, negli anni 1958-60 assistente di pedagogia del prof. Giuseppe Flores D'Arcais nell'Università di Padova, e nel 1961del prof. Aldo Agazzi nell'Università Cattolica.

Dopo aver conseguito nel 1968 la libera docenza in Pedagogia, oltre ai corsi tenuti presso la Cattolica (sedi di Milano e di Brescia), ebbe a Verona il corso di Pedagogia sociale presso la facoltà di Economia e Commerciò e la direzione della Scuola superiore di servizio sociale, che era passata dal 1969 al Consorzio universitario come prima tappa per divenire corso universitario.

Intensa rimase la sua partecipazione a convegni (specie dell'UCIIM e del Sindacato), a commissioni di studio, relative alla riforma della scuola media superiore, al biennio degli adolescenti in particolare, su cui pubblicò il testo Biennio a struttura unica articolata (Le Monnier 1969 e 1971). Importante fu la sua riflessione pedagogica sui problemi educativi e organizzativi non solo della scuola, ma anche degli altri enti a partire dalla famiglia che egli immaginava come vertice di un "pentagono educativo", costituito anche dalla comunità ecclesiale, dalla scuola, dall'associazionismo giovanile e dai mass media; mentre nell'età adulta dovevano subentrare agli ultimi tre, il centro culturale, il sindacato e il partito, tutti operanti in sinergia per un'educazione liberatrice delle potenzialità di ciascuno.

Particolare attenzione prestò anche ai temi dell'educazione politica e dell'associazionismo giovanile, con una pedagogia intesa come scienza del fattibile in direzione del dover essere dell'uomo, che superi limiti e rischi del movimento del '68, senza negarne le istanze positive (L'educazione politica nel quadro dell'educazione permanente, Le Monnier 1976 e Natura, ambito, metodo dell'educazione politica nella scuola, Armando 1976).

Una morte rapida e precoce lo tolse, a 61 anni, il 17 ottobre 1975, all'affetto della famiglia "e degli amici, alla vigilia dell'avvio di un nuovo anno accademico, nella preparazione del quale si era totalmente immerso; in vista anche di nuove importanti pubblicazioni, destinate ad apparire, a cura della moglie Fausta Monelli, dopo la sua morte.

Emilio Butturini (da "L'Arena" del 9 ottobre 2005)